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Sterlizia, capolavoro della natura

Me lo ricordo mio padre quella mattina d’estate in giardino, esultava di gioia la sua Strelizia Augusta da lui piantata anni prima finalmente era fiorita! Mi prese tra le braccia e alzandomi verso quel gruppo di bizzarri fiori mastodontici simili ad uccelli pronti a spiccare il volo mi disse: «Guarda c’è lo zucchero che cola, gli uccelli ne vanno matti!».

Così dicendo mi invitò ad assaggiare quella goccia gelatinosa trasparente che come una lacrima scendeva sul turgido fiore. Era insapore, quasi ci rimasi male aspettandomi un gusto zuccherino, la mole e il peso del fiore però era davvero spettacolare. Adesso anche noi abbiamo il White Bird of Paradais ! Fino ad allora infatti in giardino avevamo solo Orange Bird of Paradais (Strelizia regina), pianta cespugliosa con fiori a lungo stelo molto ornamentali anch’essi come i primi, spiegano i petali come una cresta di gallo, sono però decisamente più piccoli!

I fiori di Strelizia regina erano in simbiosi con mio padre, in negozio non mancavano mai, infatti nelle grandi composizioni trionfo che realizzava erano indispensabili.
Erano gli anni ’70 la Strelizia era un fiore moderno, dava chiaramente quel forte movimento verso l’alto che sembrava voler andare al di là della forma stessa protendendosi nello spazio. I becchi dei fiori venivano disposti o in direzioni opposte, altre volte guardandosi vicendevolmente, quasi sembravano voler baciarsi, altre volte rivolti nella stessa direzione erano come concentrati nel guardare un punto fisso lontano.
Ieri come oggi la Strelizia continua ad avere nell’arte floreale un carattere modernissimo, è sempre considerato un fiore di lusso, la sua presenza regale infatti ben si inserisce in ambienti dove si svolgono manifestazioni, conferenze, teatro, cerimonie... Del resto nel suo paese d’origine il Sudafrica è così pregiata che presso alcune tribù viene usata solo per ornare la capanna del capo o dello stregone!
Fu Banks alla fine del 1700 ad introdurla in Europa. Banks curatore dell’Orto Botanico di Kew Gardens di Londra ebbe la pianta sotto la sua ala protettrice, tanto da diventare il suo fiore preferito! Era troppo bella la Strelizia fu così che il suo nome fu legato ad una testa coronata, la vedova di re GiorgioIII, la regina Carlotta Sofia di Meclemburg-Sterliz da cui deriva sia il nome del genere che della specie.
Tutti però forse perché piace immaginare i luoghi paradisiaci da dove proviene ricordano meglio il fiore come “Uccello del Paradiso”.
In Italia la Strelizia arriva per la prima volta nel 1912 nei giardini di Villa Hambury, di proprietà del londinese Thomas Hanbury innamorato del nostro bel paese.
Oggi le produzioni di piante sono in Sicilia dove il caldo e il sol leone ricordano il clima africano d’origine.
In Campania invece molti sono i produttori di fiori recisi.
La tradizione del mio negozio continua, i Fiori del Paradiso sono sempre presenti, quando li sistemo nel grande vaso mi rendo conto che senza di loro l’esposizione dei fiori recisi non sarebbe completa.
Allora sorrido dicendo: «In piedi, signori fiori, entra la Regina!».

Anny Pellecchia

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