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  • 9-13 17-20

Anemoni - La bellezza è negli occhi di chi guarda

Marzo, una leggera brezza spira nell’aria, i cesti di piante fiorite ben esposti davanti la vetrina del negozio attraggono lo guardo dei passanti, i quali, continuando a camminare dicono: «Che bello!»
Già che bello! Alcune volte per gioco conto i “che bello” della giornata, venti, trenta, quaranta. Ancora pochi mi dico.

Arduo lavoro quello della fiorista!

Oltre lavorare i fiori c’è la missione all’educazione del bello.
E’ successa una cosa nuova nella storia del mio lavoro, ora ve la racconto.
Affianco al negozio ha aperto un negozio di cover per telefonini.

L’ho guardato e mi sono detta: «Che brutto! Tutte quelle copertine di plastica colorate per cellulari…mah!»

Il nuovo negozio, invece ha un gran successo, mese dopo mese filare di giovani, passano davanti al mio negozio senza neanche degnarsi di guardare i fiori. Camminano diritti verso le cover, con dentro il Pifferaio magico che li ha letteralmente stregati.
Per ripicca ho iniziato a rendere sempre più bello il negozio, investendo sulla vetrina.

A Natale addirittura ho esposto un bellissimo soldatino di latta alto 1,70. Bello di viso, con la sua giubba rossa, un cilindro per cappello, davvero impeccabile! Ero convinta che almeno un selfie i ragazzi lo avrebbero scattato, invece niente. Stuoli di giovani continuavano a passare innanzi al negozio e sia io che il soldatino rimanevamo delusi. Poi provai ad esporre un vaso fluttante, a lievitazione magnetica con dentro una pianta carnivora…anche questa volta un buco nell’acqua. Anche il colibrì elettrico che volteggiava senza mai stancarsi sulle fioriture ebbe successo. Iniziai a fare una statistica i “che bello” venivano pronunciati solo dai bambini, mamme, anziani, mezza età…

Accipicchia la fetta dei giovani, quella più importante, il nostro prossimo futuro veniva a mancare.
Com’è dolce la brezza stasera, fa ondeggiare le corolle delle piantine di Anemoni, queste ultime sono arrivate proprio stamattina!

La varietà che amo di più è la Fokker blu-violetto.
“Il fiore non si apre se non quando spira il vento” (Flos numquam se aperit, nisi vento spirante) così diceva il padre Plinio parlando degli anemoni.
Un gruppo di ragazzi passa davanti al negozio, uno di loro per incanto si ferma ammaliato innanzi agli anemoni blu!

Un miracolo! “L’Anemone blu ha rotto l’incantesimo” mi dico quasi commossa.

Giusto pochi secondi, due occhi che guardano il bello, poi come un sogno che si interrompe bruscamente, la voce dei compagni inveire contro il ragazzo: «Ma dai, vieni, sono scemenze, vieni…».

Il Pifferaio magico li aspetta tutti con le sue copertine di plastica colorate.
Già, dico tra me: «Sono scemenze».
L’Anemone, il fiore del vento, fragile come la gioventù, un fiore che sfiorisce subito, come la gioventù, che si può sciupare con facilità come la gioventù, è una scemenza.
Anemone è anche l’associazione con la parola Anima.
Tutti ma proprio tutti dovrebbero studiare le arti che ingentiliscono l’anima. Vi è una quantità enorme di bellezza intorno a noi, la musica, la danza, la pittura, la natura…
La bellezza suscita stupore, benessere, emozione.
Davide Hume diceva che una causa evidente per cui molti non avvertono il sentimento di bellezza è la “mancanza di quella delicatezza dell’immaginazione necessaria per poter essere sensibili a quelle emozioni più sottili”
La bellezza è allenamento della competenza emotiva e alla sensibilità. Il contrario di bellezza non è la bruttezza ma la rozzezza culturale e l’ignoranza emozionale. (Marco Dallari)
Il concetto di bello nel mondo greco non si riduceva ad un semplice senso formale ed estetico, era indissolubilmente fuso nel bene, nel vero.

L’anima bella si nutre di armonia, di ordine, di misura di sé stessi, di amore, di eros. Platone nel Fedro diceva che la bellezza «è la più percepibile dai sensi».
Per gli antichi greci la bellezza era una delle virtù indispensabile per edificare una vita vera.

Nel mondo di oggi tutto questo è stato totalmente e tristemente dimenticato, tanto da portare Steve Jobs a dichiarare: «Baratterei tutta la mia tecnologia per una serata con Socrate».

Anny Pellecchia

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