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Detto anche Frangipane, in onore del nobile romano che ne “catturò” la fragranza, è il fiore che impreziosisce le collane di benvenuto tahitiane, le stesse che incorniciarono l’amore tra Marlon Brando e la bellissima Tarita Teriipia

Era il 1962, nella splendida isola di Tahiti, Marlon Brando durante le riprese de ”Gli Ammutinati del Bounty”, si immedesimò talmente nella parte del comandante Fletcher che finì per sposare Tarita Teriipaia, l’attrice polinesiana che dava il volto alla principessa dell’isola.

Chiunque abbia visto il film non potrà mai dimenticare l’incontro tra il bel capitano e l’indigena.

La danza di benvenuto è una scena magnifica: Tarita di una bellezza imbarazzante, muove il corpo al ritmo della musica con movenze talmente sensuali da lasciare senza fiato. Le sue forme perfette sono ricoperte solo di fiori profumati, il sorriso ammaliante, lo sguardo intrigante si intreccia a quello di Marlon, non sono solo due attori, sono due giovani che si stanno davvero innamorando. Il primo bacio pieno di desiderio che i due si daranno nascosti tra felci incorniciati dai fiori delle loro collane rimane un immagine indiscussa del sogno polinesiano.

Tutto il film è un tripudio di fiori, i fiori sono realmente protagonisti della scena. Ci sono momenti del film dove sia gli ufficiali inglesi sia le comparse locali (ne furono usate ben 6000) sono decorati con collane e ghirlande fiorite! E’ in questo contesto tropicale che il fior di Plumeria si è incastonato nella mia mente!

Quando anni fa vidi per la prima volta le belle piante ai Mercati generali, nello stesso attimo di stupore nel vederle mi mancò tutto lo scenario paradisiaco che viveva nella mia mente! Ormai la produzione era iniziata! La stessa sorpresa fu vederle sui balconi siciliani durante un viaggio alle Eolie. Aguzzai la vista per accertarmi che fossero davvero fiori di Plumeria! Sì erano loro altro che geranei pensai sorridendo tra me!

Anche la Trinaclia è una terra magica pensai, è anch’essa un’isola, qualche botanico avventuriero innamoratosi perdutamente della Plumeria l’avrà rapita per piantarla ed averla per sempre con se!

In effetti, la Plumeria giunge in Europa nel 1700, e fu portata in Sicilia non a caso dagli inglesi. Il clima si prestò senza difficoltà alla coltivazione della pianta sia in terreno che in vaso. L’orto Botanico di Palermo vanta ancora oggi gli esemplari più antichi d’Italia.

Fragrante e seducente

Ancora un’altra isola questa volta siamo a Rodi, in Grecia, la bella Plumeria ha scelto di rimanervi. Filari di siepi si possono ammirare ovunque, tanto che un cliente habitué del negozio fu così gentile di mandarmi entusiasta addirittura un video!

Con l’aumento delle temperature la Plumeria sta colonizzando anche la mia regione, a Salerno iniziano ad attecchire superando senza timore i brevi freddi invernali.

Consiglio comunque i clienti di mettere le piante a dimora almeno per un paio di mesi.

Tutti ma proprio tutti amano la pianta di Plumeria, del resto i suoi fiori sono così belli che ovunque la pianta abbia attecchito ha sempre trovato ottima accoglienza.

Il fiore non solo è incantevole, la superfice appare morbida e liscia al tatto come la pelle delle belle polinesiane! Il profumo che emana è dolce e speziato nello stesso tempo. Un intreccio sensuale di note di Vaniglia, Cannella, Rosa.

L’origine del nome

Un profumo talmente complesso di sensazioni che il profumiere italiano Muzio Frangipane cercò di catturare creando un profumo che ricordasse quello della Plumeria.

Riuscì nel suo intento creando un’affinità olfattiva talmente vicina che i nome Frangipane si trasferì alla pianta di Plumeria. Infatti ancora oggi molti identificano la Plumeria col nome di Frangipane.

Plumeria invece è il nome in onore del botanico ed eccellente pittore francese Charles Plumier (1646-1706) nel corso della sua vita setacciò in lungo e largo le coste americane e le isole del sud a caccia di piante.

A Sud, inseguendo i profumi

Anche quest’estate la Plumeria sarà protagonista indiscussa in negozio! Dico sempre ai clienti che sono un po' come Salgari, non potendo viaggiare immagino attraverso i fiori di essere nella loro terra d’origine. La Plumeria mi proietta automaticamente lontano, sono nelle isole da sogno della Polinesia, è quasi il tramonto, sono scalza, la sabbia della spiaggia è tiepida, ho appuntati in petto profumati fiori di Frangipane, il profumo dei fiori si mescola con l’odore del mare, respiro profondamente e ripeto tra me un detto di questo popolo gentile : “ Volgi lo sguardo verso il sole e le ombre cadranno dietro di te”.

Felice Estate a tutti!

Anny Pellecchia

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Copyright © Ugo Pellecchia & Il Floricultore

 

 



Delicato e discreto, è il fiore profumato per eccellenza: in Francia il primo di maggio si usa appuntarlo al petto o regalarlo a mazzetti per festeggiare l’arrivo della bella stagione

Tra la fine di aprile e inizio maggio compare ai Mercati Generali un uomo anziano, non chiedetemi chi sia, gira tra la folla dei fornitori, acquirenti, carrellisti con la sua preziosa merce tra le mani, un grande fascio di Mughetti legati a sua volta in fascetti di venti fiori raccolti nelle grandi foglie verde chiaro della stessa pianta. Nessun foglio di carta potrebbe proteggerli meglio. I piccoli fiori simili a campanelle si affacciano quasi impauriti a quel mondo caotico. Ondeggiano leggeri  ad ogni passo del loro padrone e ogni  qual volta incrocio l’uomo dei Mughetti non posso fare a meno di fermarlo! Protendendomi verso quella meraviglia del creato, socchiudo gli occhi e rubo un fugace momento di estasi, inalando il fresco, fragrante profumo dei fiori! La vista dei Mughetti è un chiaro segnale che la bella stagione è arrivata e il freddo dell’inverno è un ricordo ormai lontano.

Chiedo all’uomo dove crescono i suoi fiori, ma lui neanche se gli stessi rubando la mappa dell’isola del tesoro, mi risponde vagamente: « Vado in montagna, ma è lontano dal Vesuvio…» incalzo – «Un giorno mi portate, solo per scattare qualche foto! Vi giuro che non svelerò a nessuno il vostro luogo segreto».

L’uomo timidamente abbassa lo sguardo sui suoi fiori… non mi risponde. Sorrido tra me, ho innanzi a me uno spirito romantico, geloso del suo luogo magico, quasi potrebbe essere lo spunto di un romanzo!

Del resto un fiore così piccolo non solo profumato ma anche velenoso nei secoli non è certo passato inosservato; molte sono le leggende che si narrano intorno alla Convallaria majalis! E’ questo il suo nome scientifico. Ricordo ancora quando mio cugino Luciano Pellecchia me lo svelò. Ci rimasi male, come può un fiore così carino avere un nome così brutto, pensai! Luciano sorridendo mi disse che derivava dal latino, convallis - valle ad indicare l’habitat e majalis - maggio il mese della fioritura.

Compro sempre i Mughetti quando li trovo ai Mercati generali, per augurio alla bella stagione, per venderli a clienti davvero innamorati e per festeggiarmi! Il Mughetto mi fa sognare di essere in Francia ed è proprio nel paese dell’amore i francesi,  il 1 maggio appuntano al petto i graziosi fiori per festeggiare la Primavera!

Prima o poi anch’io ci andrò! Adoro il profumo del Mughetto, quando li ho in negozio la fragranza mi accompagna per tutto il tempo. Ne traggo una sensazione di benessere e mi sento realmente felice.

Del resto quando si crea un profumo, le note del cuore più amate  - quelle che compongono la parte del profumo più avvolgente - sono proprio quelle di mughetto, rosa, gelsomino.  

Anny Pellecchia

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Me lo ricordo mio padre quella mattina d’estate in giardino, esultava di gioia la sua Strelizia Augusta da lui piantata anni prima finalmente era fiorita! Mi prese tra le braccia e alzandomi verso quel gruppo di bizzarri fiori mastodontici simili ad uccelli pronti a spiccare il volo mi disse: «Guarda c’è lo zucchero che cola, gli uccelli ne vanno matti!».

Così dicendo mi invitò ad assaggiare quella goccia gelatinosa trasparente che come una lacrima scendeva sul turgido fiore. Era insapore, quasi ci rimasi male aspettandomi un gusto zuccherino, la mole e il peso del fiore però era davvero spettacolare. Adesso anche noi abbiamo il White Bird of Paradais ! Fino ad allora infatti in giardino avevamo solo Orange Bird of Paradais (Strelizia regina), pianta cespugliosa con fiori a lungo stelo molto ornamentali anch’essi come i primi, spiegano i petali come una cresta di gallo, sono però decisamente più piccoli!

I fiori di Strelizia regina erano in simbiosi con mio padre, in negozio non mancavano mai, infatti nelle grandi composizioni trionfo che realizzava erano indispensabili.
Erano gli anni ’70 la Strelizia era un fiore moderno, dava chiaramente quel forte movimento verso l’alto che sembrava voler andare al di là della forma stessa protendendosi nello spazio. I becchi dei fiori venivano disposti o in direzioni opposte, altre volte guardandosi vicendevolmente, quasi sembravano voler baciarsi, altre volte rivolti nella stessa direzione erano come concentrati nel guardare un punto fisso lontano.
Ieri come oggi la Strelizia continua ad avere nell’arte floreale un carattere modernissimo, è sempre considerato un fiore di lusso, la sua presenza regale infatti ben si inserisce in ambienti dove si svolgono manifestazioni, conferenze, teatro, cerimonie... Del resto nel suo paese d’origine il Sudafrica è così pregiata che presso alcune tribù viene usata solo per ornare la capanna del capo o dello stregone!
Fu Banks alla fine del 1700 ad introdurla in Europa. Banks curatore dell’Orto Botanico di Kew Gardens di Londra ebbe la pianta sotto la sua ala protettrice, tanto da diventare il suo fiore preferito! Era troppo bella la Strelizia fu così che il suo nome fu legato ad una testa coronata, la vedova di re GiorgioIII, la regina Carlotta Sofia di Meclemburg-Sterliz da cui deriva sia il nome del genere che della specie.
Tutti però forse perché piace immaginare i luoghi paradisiaci da dove proviene ricordano meglio il fiore come “Uccello del Paradiso”.
In Italia la Strelizia arriva per la prima volta nel 1912 nei giardini di Villa Hambury, di proprietà del londinese Thomas Hanbury innamorato del nostro bel paese.
Oggi le produzioni di piante sono in Sicilia dove il caldo e il sol leone ricordano il clima africano d’origine.
In Campania invece molti sono i produttori di fiori recisi.
La tradizione del mio negozio continua, i Fiori del Paradiso sono sempre presenti, quando li sistemo nel grande vaso mi rendo conto che senza di loro l’esposizione dei fiori recisi non sarebbe completa.
Allora sorrido dicendo: «In piedi, signori fiori, entra la Regina!».

Anny Pellecchia

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